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giovedì 28 maggio 2020

IL METEO FA RINVIARE AL 30 MAGGIO IL DECOLLO DELLA DEMO-2 DI SPACEX


(La capsula Dragon Crew e il vettore Falcon 9 di SpaceX sul Pad 39/4 del 
Kennedy Space Center - Credit NASA/SpaceX)

Era tutto pronto. Il Falcon 9 di SpaceX che avrebbe dovuto portare in orbita la capsula Crew Dragon (Dragon V2) con a bordo i due astronauti statunitensi Douglas Hurley e Robert "Bob" Behnken era già sul mitico Pad 39A del Kennedy Space Center (KSC) in Florida.
 Il countdown procedeva, mentre attraverso lo streaming ufficiale, i social e i televisori, centinaia di migliaia di persone sul pianeta seguivano dirette e speciali dedicati all’evento.

A causa del meteo, a qualche minuto dal lancio, è stato deciso di fermare il countdown e di rinviare il lancio alla successiva finestra disponibile. Per seguire la prima missione che vedrà un’azienda privata - la SpaceX di Elon Musk - portare degli astronauti statunitensi per conto della NASA a bordo della stazione spaziale internazionale (ISS) dovremo aspettare sabato 30 maggio alle ore 21:22 (ora italiana).

A pochi minuti dal rinvio, le informazioni che circolavano tra gli esperti davano un tasso di probabilità del 50% per il lancio di sabato prossimo 30/5.

Cosmobserver seguirà l’evento e ve ne darà conto attraverso il sito e i propri canali social ufficiali. Appuntamento al 30 maggio e, in caso di rinvio, alle date successive che eventualmetne comunicheremo.


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Emmanuele Macaluso

domenica 3 marzo 2019

PERSONAGGI E PERSONALITA': INTERVISTA A DAVIDE SIVOLELLA

Davide Sivolella, classe 1981, è un ingegnere aerospaziale laureato al Politecnico di Torino. È uno dei massimi esperti mondiali del Programma Space Shuttle, al quale ha dedicato due saggi: “To Orbit and Back Again – How the Space Shuttle Flew in Space” (già recensito da COSMOBSERVER qui) e “The Space Shuttle Program – Technologies and Accomplishments” (in prossima recensione), entrambi scritti in inglese e editi da Springer. Attualmente vive e lavora in Gran Bretagna ed è uno dei responsabili della manutenzione straordinaria dei velivoli della compagnia aerea British Airways.
 
È una bella giornata di sole quella che fa da sfondo all’incontro con Davide Sivolella. Nell’ambito scientifico molto spesso l’esperienza e l’età vanno di pari passo. Davide è sicuramente il più giovane intervistato da COSMOBSERVER, tuttavia rappresenta un’eccellenza assoluta. A detta di alcuni astronauti ai quali abbiamo sottoposto i suoi due saggi sullo Space Shuttle, quelli scritti da Sivolella sono sembrati i più completi, corretti e comprensibili. Quello che colpisce di Davide è l’accento tipico di chi ormai pensa raramente in italiano. Infatti, come purtroppo capita sempre più spesso, ci siamo trovati di fronte all’ennesimo “cervello in fuga” da un’Italia che dopo averlo preparato e formato non lo ha accolto come meritava nel mondo del lavoro. Un peccato, visto il valore che ha successivamente dimostrato. L’intervista inizia in modo informale e rilassato.

D. Davide, raccontaci la tua storia

R. Dopo la laurea in ingegneria aerospaziale, I° e II° livello con il nuovo ordinamento, presso il Politecnico di Torino, ho cercato lavoro nell’ambito delle imprese aerospaziali. In attesa di risposta ho deciso di andare a Londra per migliorare il mio inglese.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO QUI 

domenica 7 gennaio 2018

MORTO L’ASTRONAUTA JOHN YOUNG



(Nella foto John Young in una foto ufficiale – Credits. NASA)

Si è spento poche ore fa, a Houston in Texas, uno degli astronauti con maggiore esperienza della NASA.
John Watts Young era nato il 24 settembre 1930 a San Francisco, ha iniziato la sua carriera nella marina militare statunitense, come pilota su diversi aerei da combattimento, con i quali ha battuto molti record mondiali nell’ambito dei voli in piacchiata e in rapida ascesa.

Venne selezionato dalla NASA nel 1962, nel secondo gruppo di astronauti (quello successivo ai mitici “Mercury 7”), formato da piloti e collaudatori. Da quella selezione è iniziata la sua brillante carriera che lo ha portato a battere altri record e ad entrare nei cuori dei tanti appassionati di astronautica.
Nel 1974, quando non aveva ancora dato l’addio alla sua attività di astronauta, venne nominato direttore dell’ufficio degli astronauti, dove coordinava tutte le attività – e le carriere – sua e dei suoi colleghi.

Ha volato per due volte nel programma Gemini, è stato il nono uomo a mettere priede sulla Luna durante il programma Apollo ed è stato il comandante e il primo a volare a bordo dello Space Shuttle Columbia, nel volo inaugurale (e di collaudo) con equipaggio del programma. 

Ha attraversato quindi le varie ere dell’esplorazione spaziale, con la sola eccezione del programma Mercury, dando il suo contributo dal punto di vista tecnico, mettendo a disposizione la sua enorme esperienza e quella calma e sicurezza che lo hanno sempre contraddistinto.
All’epoca del primo volo dello Space Shuttle, in qualità di comandante era al suo quinto volo. Per quel volo di collaudo, a bordo del Columbia erano in 2. Il suo compagno Robert Crippen era al suo primo volo. Successivamente avrebbe volato altre 3 volte prima di ritirarsi.
Crippen, ricordando quell’esperienza racconta: “Quando il conto alla rovescia (per la partenza ndr) entrò nell’ultimo minuto mi girai verso John e gli dissi: «Ce la possiamo fare». In quel momento il mio cuore andava a circa 130 battiti al minuto, quello di John era rimasto più o meno ad un freddo 90!”.
Questo aneddoto fotografa perfettamente il carattere e le caratteristiche di John Young.

Se è vero che il valore di un uomo si giudica dai risultati, concludiamo questo ricordo dedicato a Young con l’elenco dei voli che lo hanno portato nello spazio.

Godspeed John.

Elenco dei voli spaziali di John Young:
> Gemini 3: 23 marzo 1965.
Equipaggio composto da John Young e Virgil Grissom.
È stato il primo volo spaziale effettuato con una capsula con un equipaggio composto da due persone nell'ambito del programma Gemini. In quell’occasione si utilizzo per la prima volta un computer a bordo di una navicella spaziale.

> Gemini 10: Dal 18 al 21 luglio 1966.
Equipaggio composto da John Young e Michael Collins (che successivamente avrebbe fatto parte di Apollo 11).
Gemini 10 è stata la prima navicella spaziale ad effettuare manovre di avvicinamento e aggancio con 2 oggetti in orbita terrestre.

> Apollo 10: Dal 19 al 26 maggio 1969.
Equipaggio composto da Tom Stafford (comandante), John Young (pilota del modulo di comando) e Eugene Cernan (pilota del modulo lunare).
In questa missione, che aveva simulato nellìorbita lunare il distacco del LEM (modulo lunare ndr) dal modulo di comando, per avvicinarsi alla Luna e per poi effettuare la manovra di riaggancio e rientro, Young diventa il primo uomo a orbitare in solitaria attorno al nostro satellite naturale.

> Apollo 16: Dal 16 al 21 aprile 1972.
Equipaggio composto da John Young (comandante), Thomas Mattingly (pilota del modulo di comando) e Charles Duke (pilota del modulo lunare).
In questa missione Young diventa il nono uomo a camminare sul suolo lunare e diventa il primo uomo ad effettuare il volo Terra-Luna due volte e ad allunare almeno una vola. Il collega Jim Lowell, diventato celebre al grande pubblico per aver fatto parte dello sfortunato equipaggio di Apollo 13, fece due volte il tragitto ma non allunò mai.

> Missione STS-1: Dal 12 al 14 aprile 1981.
Equipaggio composto da John Young (comandante) e Robert Crippen (pilota).
Veicolo: Space Shuttle Columbia.
Primo lancio dello Space Shuttle, primo lancio di collaudo di un veicolo spaziale pilotato americano.

> Missione STS-9: Dal 28 novembre all’otto dicembre 1983.
Equipaggio composto da John Young (comandante), Brewster Shaw (pilota), Owen Garriot (specialista di missione), Robert Parker (specialista di missione), Ulf Merbold (ESA – specialista del carico utile), Byron Lichtenberg (specialista del carico utile).
Veicolo: Space Shuttle Columbia.
Questo fu il primo volo per il progetto Skylab.

Emmanuele Macaluso

venerdì 9 dicembre 2016

ADDIO A JOHN GLENN, PIONIERE DELLO SPAZIO



(Credits photo: Nasa)

Comprendere cosa significhi la morte di John Herschel Glenn (Cambridge, 18 luglio 1921 – Columbus, 8 dicembre 2016) significa dover viaggiare nel tempo. Arrivare alla metà del secolo scorso con gli occhi e la tecnologia di quel momento.
Un momento in cui il mondo era diviso in due parti e la sfida tecnologica per lo spazio era anche politica.
Un momento in cui gli astronauti erano qualcosa di più complesso di oggi. Erano uomini, eroi, simboli politici e sociali.
Immaginate le bottiglie di coca cola in vetro, i classici americani degli anni ’60 alla radio e macchine grandi come aerei nelle strade. Immaginate di essere dei bambini che arrotolando un pezzo di cartone immaginando di giocare con una navetta spaziale.
Ora, se immaginate per un attimo di essere quel bambino, e a vostra volta immaginate di essere un’astronauta, sicuramente state immaginando di essere John Glenn. L’uomo dei record.
Membro dei Mercury Seven, i primi sette astronauti della NASA destinati al programma spaziale Mercury, è stato il primo astronauta americano in orbita attorno alla Terra a bordo della missione Mercury-Atlas 6 (MA-6) il 20 febbraio 1962. Ed è stato il più anziano astronauta della storia grazie al suo volo a bordo dello space shuttle Discovery nella missione STS-95 (29 ottobre – 7 novembre 1998).
Glenn ha rappresentato, e rappresenterà per sempre, la vera essenza dell’astronautica. Quella disciplina che ha come scopo il raggiungimento di obiettivi mai sfiorati prima, fatta da uomini in grado di abbattere la barriera del “mai fatto prima”. Sottoposti a rischi non realmente calcolabili e che non potranno mai essere routine.
Non è stato il cinquantesimo o il centesimo astronauta a non sentire il peso del suo corpo, in orbita attorno al nostro pianeta. Lui è stato il primo. Un pioniere. Il simbolo del prestigio e del successo della tecnica e dell’inteligenza umana. Con Glenn non scompare solo un uomo, ma un titano della razza umana.

Emmanuele Macaluso