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domenica 16 febbraio 2020

COMUNICAZIONE UFFICIALE: COSMOBSERVER E MISSION DARK SKY PUBBLICANO IL BILANCIO SOCIALE E DI MISSIONE 2019


COSMOBSERVER, Il sito di divulgazione scientifica dedicato allo spazio pubblica il suo quinto bilancio sociale e di missione, includendo quello della sua campagna di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso MISSION DARK SKY


È stato pubblicato oggi su COSMOBSERVER il Bilancio di missione e sociale congiunto COSMOBSERVER / MISSION DARK SKY 2019.
Redatto dal fondatore di COSMOBSERVER ed esperto di marketing e comunicazione Emmanuele Macaluso, il bilancio sociale è un documento formale, attraverso il quale si rendono pubblici dati, analisi e risultati ottenuti da un’azienda nell’anno precedente.
Inserito nell’ambito dell’attività di CSR (Corporate Social Responsability), conosciuta in Italia come Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), il bilancio non prende in considerazione solo i fattori finanziari, ma anche quelli tecnici e sociali. Elementi particolarmente importanti ed evidenti quando si opera nella divulgazione scientifica.
Il Bilancio di Missione 2019 di COSMOBSERVER è stato redatto sotto la supervisione del Comitato Etico e Scientifico del Manifesto del Marketing Etico.

Il bilancio di missione è stato pubblicato a pochi giorni dalla fine dell’anno di riferimento, e contiene alcune anteprime relative alle prossime attività del progetto di divulgazione scientifica dedicato all’astronomia, astrofisica.

“Siamo molto soddisfatti della stesura e dei risultati contenuti nel bilancio – ha dichiarato Emmanuele Macaluso durante la conferenza stampa di presentazione, che continua – I risultati ottenuti nel 2019, e ancor prima dalla sua fondazione, da COSMOBSERVER sono veramente importanti. Soprattutto nell’ambito della divulgazione e del coinvolgimento del pubblico, tenendo conto che al contrario di altre realtà del settore, abbiamo deciso di non falsare artificialmente i nostri volumi accedendo a servizi a pagamento sui social. Tutti i dati presenti nel bilancio sono quindi reali e riscontrabili. Le scelte editoriali e di trasparenza che abbiamo sempre adottato ci hanno portato a divenire in pochi anni una realtà credibile nell’ambito della divulgazione scientifica italiana. La stessa pubblicazione del bilancio è da considerarsi un fatto non comune in questo ambiente. Siamo fieri di essere i primi in Italia a perseguire questa strada, e del rapporto che stiamo creando quotidianamente con la platea alla quale comunichiamo e con i nostri partner. La strada è corretta, continueremo a percorrerla con la dovuta determinazione e professionalità.
Quest’anno, siamo particolarmente fieri di poter inserire nel bilancio di missione di COSMOBSERVER, il bilancio sociale della nostra campagna di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso MISSION DARK SKY. La campagna ha raggiunto risultati notevoli nei pochi mesi dal lancio, e siamo sicuri che nei prossimi anni sarà necessario creare un bilancio sociale ad hoc”.

È possibile leggere il Bilancio di Missione 2019 di COSMOBSERVER all’indirizzo http://www.cosmobserver.com/download.htm

Di seguito i contatti di COSMOBSERVER

mercoledì 22 maggio 2019

COMUNICAZIONE UFFICIALE: PARTE “MISSION DARK SKY” LA CAMPAGNA GLOBALE DI SENSIBILIZZAZIONE SULL’INQUINAMENTO LUMINOSO DI COSMOBSERVER


Parte ufficialmente MISSION DARK SKY, la Campagna globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso promossa da COSMOBSERVER


L’Italia è il Paese del G7 con il tasso di inquinamento luminoso più alto. Proprio dall’Italia quindi, parte la campagna globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso “MISSION DARK SKY”. Promossa dal progetto di divulgazione scientifica COSMOBSERVER, e fortemente voluta dal divulgatore ed esperto di inquinamento luminoso Emmanuele Macaluso, la campagna sarà presentata ufficialmente il prossimo 23 maggio.

Oltre all’appoggio divulgativo di COSMOBSERVER, la campagna si avvarrà fin dall’inizio della collaborazione con importanti centri di ricerca scientifica, media partner e prestigiose realtà del mondo della sostenibilità ambientale. Le attività comunicative e strategiche di MISSION DARK SKY saranno supervisionate dal Comitato Etico Scientifico (Co.E.S.) del Manifesto del Marketing Etico.

“Fin dalla sua fondazione, COSMOBSERVER ha dato ampio spazio alla divulgazione del problema dell’inquinamento luminoso e alle sue conseguenze sulla salute umana, la flora e la fauna – dichiara il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso, che continua – Quello dell’inquinamento luminoso è un problema globale, del quale si parla poco, perché al contrario di altre discipline ambientali non porta a litigiosità, in quanto i dati scientifici portano tutti verso le stesse conseguenze. La mancanza di scontri scientifici e sociali non porta visibilità verso questa tematica. Un problema globale merita una campagna di sensibilizzazione globale. Con MISSION DARK SKY daremo voce e risonanza agli istituti di ricerca, e produrremo prodotti divulgativi e virali su scala globale per portare l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’inquinamento luminoso e le sue conseguenze”.

Un'altra eccellenza scientifica e divulgativa internazionale parte dell’Italia e porterà all’attenzione del mondo una tematica sempre più impattante per il nostro pianeta.

Di seguito tutti i canali per seguire e entrare in contatto con MISSION DARK SKY:

Web                 www.cosmobserver.com
Mail                 thecosmobserver@gmail.com
Instagram        www.instagram.com/missiondarksky
Facebook        www.facebook.com/missiondarksky
Twitter             https://twitter.com/missiondarksky
Hashtag          #missiondarksky  -    #bringusthesky

mercoledì 15 maggio 2019

COMUNICAZIONE UFFICIALE: IL 23 MAGGIO PARTE “MISSION DARK SKY” LA CAMPAGNA GLOBALE DI SENSIBILIZZAZIONE SULL’INQUINAMENTO LUMINOSO DI COSMOBSERVER


Il 23 maggio parte MISSION DARK SKY, la Campagna Globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso promossa da COSMOBSERVER


L’Italia è il Paese del G8 con il tasso di inquinamento luminoso più alto. Non è quindi un caso che proprio dall’Italia parta la campagna globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso MISSION DARK SKY. Promossa dal progetto di divulgazione scientifica COSMOBSERVER, e fortemente voluta dal divulgatore ed esperto di inquinamento luminoso Emmanuele Macaluso, la campagna sarà presentata ufficialmente il prossimo 23 maggio.

Oltre all’appoggio divulgativo di COSMOBSERVER, la campagna si avvarrà fin dall’inizio della collaborazione con importanti centri di ricerca scientifica, media partner e prestigiose realtà del mondo della sostenibilità ambientale. Le attività comunicative e strategiche di MISSION DARK SKY saranno supervisionate dal Comitato Etico Scientifico (Co.E.S.) del Manifesto del Marketing Etico.

“Fin dalla sua fondazione, COSMOBSERVER ha dato ampio spazio alla divulgazione del problema dell’inquinamento luminoso e alle sue conseguenze sulla salute umana, la flora e la fauna – dichiara il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso, che continua – Quello dell’inquinamento luminoso è un problema globale, del quale si parla poco, perché al contrario di altre discipline ambientali non porta a litigiosità, in quanto i dati scientifici portano tutti verso le stesse... CONTINUA A LEGGERE LA NOTIZIA QUI >>>



Staff cosmobserver.com 

giovedì 23 novembre 2017

PERSONAGGI E PERSONALITA’: FABIO FALCHI



Fabio Falchi è uno dei massimi esperti mondiali di inquinamento luminoso. È il primo autore dell’Atlante Mondiale dell’Inquinamento Luminoso (pubblicato sulla rivista scientifica “Science Advances” nel giugno 2016), ricercatore presso l’ISTIL (Light Pollution Science e Technology Institute) ed è il presidente di CieloBuio – Coordinamento per la protezione del cielo notturno.

(Nella foto Fabio Falchi – Credits: Emmanuele Macaluso per Cosmobserver)

È un pomeriggio di metà novembre, quando incontriamo Fabio Falchi presso l’Osservatorio Astronomico di San Benedetto Po in provincia di Mantova. Dopo le presentazioni, non abbiamo iniziato subito l’intervista come da prassi, ma è iniziato un confronto sul tema dell’inquinamento luminoso e sulla divulgazione di massa di questo problema. Un confronto che non solo ha riscontrato una “visione comune” del tema, ma ha messo in evidenza la grande passione, la competenza tecnica e la determinazione di Falchi.
Una competenza sviluppata in più di 35 anni, grazie - anche - alla collaborazione con un team di esperti e scienziati che ha preso forma a livello globale.

La prima domanda è d’obbligo: Quando è iniziato il tuo interesse per l’inquinamento luminoso?
Era il 1981, avevo letto un articolo di Piero Bianucci sulla testata “L’Astronomia”. Bianucci trattava il tema dell’inquinamento luminoso relativamente ad una ricerca della Specola Vaticana per l’individuazione di un luogo per il posizionamento del grande telescopio italiano che è stato successivamente costruito alle Canarie.
Allora ero già un astrofilo, e la mia passione per il cielo mi metteva di fronte a questo problema. Con l’andare avanti del tempo tuttavia, ed entrando più a fondo nel problema e nella sua evoluzione, mi sono reso conto che l’aspetto astronomico  andava in secondo piano rispetto ad altre questioni come le ricadute sulla salute e sull’ambiente.
Mi è stato chiaro fin da subito che alla mia generazione veniva preclusa la possibilità di vedere lo stesso cielo stellato che vedevano i nostri nonni. Eppure il contatto con il cielo è estremamente importante.
Mi viene in mente un aneddoto, secondo il quale, alcuni soldati americani impiegati in Afghanistan, guardando il cielo si sentivano più vicini a casa, perché riconoscevano le stesse costellazioni che potevano vedere anche dagli Stati Uniti. Evidentemente in patria avevano la fortuna di vivere in aree non inquinate.

Parlaci dell’Atlante Mondiale dell’Inquinamento Luminoso
È stato un lavoro di squadra. Avevamo già lavorato ad una prima versione dell’Atlante nel 2001. Oltre a me, in quel progetto erano impegnati Pierantonio Cinzano e Chris Elvidge del NOOA.

L’Atlante voleva essere innovativo rispetto ai lavori precedenti. Invece di analizzare ed elaborare le “mappe da abitanti” che contengono i “dati di popolazione” delle aree abbiamo voluto lavorare sui “dati da satellite”.
Il lavoro ovviamente è iniziato prima del 2001. Era infatti il 1996 quando, lavorando alla mia tesi di fisica, e volendo fare delle mappe sull’inquinamento luminoso contattai Chris Elvidge. Siamo riusciti ad utilizzare i dati dei satelliti metereologici militari del DMSP (Defense Meteorological Satellite Program). Questo programma satellitare esiste dalla fine degli anni ’60. I satelliti vengono spesso aggiornati o sostituiti con strumenti di bordo che hanno una sensibilità sempre maggiore.
Ovviamente l’Atlante non è semplicemente un insieme di foto scattate da satellite, è diverso, rappresenta infatti una sofisticata elaborazione che tiene conto di come si propaga e come si diffonde la luce nella nostra atmosfera. “Per ogni pixel, quindi per ogni sito sul pianeta, andiamo a valutare tutti i contributi alla luminosità del cielo in quel sito dovuti alle luci artificiali nel raggio di 210 km”.  

Ora, per chi non si occupa di informatica sicuramente non sarà facile comprendere fino in fondo questo dato. Per renderlo più comprensibile basti pensare che 40 computer hanno lavorato per settimane ininterrottamente al fine di ottenere la mappa dell’inquinamento luminoso che vediamo nell’Atlante.

Dopo il 2001 vi fu l’intenzione di produrre un secondo Atlante. Per diverse ragioni non siamo riusciti a farlo in tempi rapidi. Ci fu una versione intermedia del 2013, ma abbiamo preferito aspettare i dati del sensore VIIRS montato a bordo del SUOMI NPP (National Polar-Orbiting Partnership) che è stato lanciato nel dicembre 2012. Abbiamo atteso i dati e li abbiamo elaborati nella primavera 2015.
La prima “uscita pubblica” del nuovo Atlante è avvenuta attraverso una mia presentazione alla General Assembly dell’International Astronomical Union (IAU) che si è svolta ad Honolulu (Isole Hawaii).
L’Atlante è stato poi pubblicato su “Science Advance” nel giugno 2016 ed è disponibile a questo link http://advances.sciencemag.org/content/2/6/e1600377.
L’Atlante ha suscitato un grande interesse dal punto di vista mediatico, così come certificato da “Altimetric” nella sua Top 100 del 2016. (1)
Una cosa che mi piace sottolineare, è che tutto il team italiano di questo progetto (Falchi, Cinzano e Furgoni ndr) è composto da volontari.

Parlaci della pubblicazione su “Science Advance”
Nel dicembre 2015 proponemmo la pubblicazione secondo le procedure a “Nature” e aspettammo una risposta. Nell’ambito delle riviste scientifiche è previsto che non si possano fare “invii in contemporanea” e quindi attendemmo. Ottenemmo una risposta da parte di “Nature” dove ci veniva consigliato di proporlo ad un’altra rivista dello stesso gruppo che è “Nature Communication”.
Sottoponemmo quindi il lavoro a “Science”, pubblicata dall’American Association for the Advancement of Science, e dopo circa un mese, ricevemmo una risposta nella quale ci consigliavano una pubblicazione su “Science Advances”. Optammo per questa strada e l’Atlante Mondiale dell’Inquinamento Luminoso venne pubblicato su “Science Advances” nel giugno del 2016.

Quali sono i prossimi obiettivi del lavoro della tua squadra e di CieloBuio?
Dobbiamo dividere gli obiettivi in 2 grandi aree: obiettivi scientifici e obiettivi politici e normativi.

Obiettivi scientifici: Stiamo lavorando ad una versione dell’Atlante più approfondita dal punto di vista statistico, perfezionando le mappe a livello regionale e provinciale per l’Europa e a livello di stati e contee per gli USA. Vorremmo pubblicare un nuova versione dell’Atlante - con una serie di innovazioni che stiamo sviluppando - verosimilmente tra il 2019 e il 2020. (2)

Obiettivi politici e normativi: Bisogna dare merito a CieloBuio se noi in Italia siamo quelli più all’avanguardia a livello di norme regionali, ma c’è ancora molto da fare ovviamente. Non esiste de facto una normativa a livello nazionale in Italia, e quindi siamo costretti a lavorare “su più tavoli” a livello regionale. Ovviamente le normative vigenti sono estremamente restrittive secondo coloro che inquinano, e troppo blande per chi si interessa alle ricadute dell’inquinamento luminoso sulla salute e l’ambiente. E’ sotto gli occhi di tutti, letteralmente, il peggioramento della situazione negli anni, a conferma della necessità di rendere ancora più efficaci le leggi per il controllo del fenomeno.
In tutte le leggi c’è un paradosso di fondo, perché si è riusciti a raggiungere dei parametri corretti a livello di singolo impianto, tuttavia non vi è un limite massimo al numero degli impianti che si possono installare. Come si può facilmente comprendere, questo rende inadeguata la normativa nella sua finalità di riduzione del fenomeno.

Dal punto di vista normativo, siamo allarmati da alcuni parametri indicati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Patrimonio e del Mare attraverso i CAM pubblicati lo scorso mese di ottobre.
I CAM sono i Criteri Ambientali Minimi indicati dal Ministero competente. Quelli di ottobre rappresentano la seconda versione, la prima era del 2013. Come CieloBuio siamo stati invitati al tavolo di lavoro per dare il nostro contributo, ma siamo stati inascoltati.

In quella sede abbiamo indicato due parametri:
- Il primo era la “schermatura totale” degli impianti per cercare di limitare l’inquinamento verso l’alto. All’interno del CAM si danno parametri di schermatura parziali che sono meno efficaci di molte leggi regionali attualmente vigenti.
- La seconda era la “limitazione sostanziale delle emissioni nella parte blu dello spettro”, che sono quelle che si diffondono maggiormente nell’atmosfera, hanno una diffusione fastidiosa all’interno dell’occhio e sono i più dannosi per la salute. (3)

La ricerca dell’efficienza come unico obiettivo porta a conseguenze ambientali negative in quasi tutti i parametri. Per fare un paragone, potremmo prendere in considerazione un’auto alla quale togliamo tutti i sistemi di protezione ambientale, come i filtri presenti nel tubo discarico. L’auto percorrerebbe molti più chilometri con un litro, sarebbe più efficiente quindi, ma cosa succede all’inquinamento atmosferico nelle nostre città? Voi rimarreste accanto ad un’auto rumorosa con i gas di scarico che in pratica escono direttamente dal motore senza alcun filtro?

Quando salutiamo Fabio Falchi è ormai buio e alzando gli occhi al cielo, nel cortile dell’Osservatorio Astronomico di San Benedetto Po, in piena campagna, intravvediamo la Via Lattea, ma non riusciamo a vederla in modo definito. Abbassiamo lo sguardo e guardiamo Fabio Falchi certi che andrà avanti nelle sue attività scientifiche e divulgative. Noi di Cosmobserver ne daremo notizia.

Di seguito i contatti di CieloBuio - Coordinamento per la protezione del cielo notturno


Emmanuele Macaluso


NOTE:
(1) “Altimetric” indica l’articolo di “Science Advances” dedicato all’Atlante Mondiale dell’Inquinamento Luminoso al decimo posto nella sua Top 100 del 2016, al terzo nelle scienze fisiche e primo tra i lavori guidati da italiani. L’articolo è stato ripreso più di 400 volte tra articoli, servizi radio e TV in tutto il mondo. Dati consultabili al link https://www.altmetric.com/top100/2016/
(2) Ne daremo notizia approfondita al momento dell’uscita.
(3) Consigliamo di leggere il paragrafo relativo alla salute dell’articolo “Inquinamento luminoso: Analisi di un problema globale” a questo link http://thecosmobserver.blogspot.it/2017/06/inquinamento-luminoso-analisi-di-un.html

martedì 13 giugno 2017

INQUINAMENTO LUMINOSO: ANALISI DI UN PROBLEMA GLOBALE


Abstract:
L’articolo vuole dare una visione aggiornata, al momento della stesura, circa il fenomeno dell’inquinamento luminoso in Italia e i relativi effetti sull’ambiente, la salute dell’uomo e i fattori sociali ad esso correlati. L’analisi comunicativa vuole mettere in evidenza andamenti e potenziali evoluzioni delle linee guida comunicative, strategiche e divulgative.

(Uno scorcio del lato non illuminato del nostro pianeta ripreso dalla Stazione Spaziale Internazionale – Copyright Nasa / Esa)

Premessa:
Uno dei primi fattori con il quale un divulgatore scientifico entra in contatto confrontandosi con la platea è la necessità di mettere in evidenza la differenza tra valore reale e valore comunemente percepito. Le percezioni legate al fenomeno dell’inquinamento luminoso che abbiamo riscontrato preparandoci alla stesura di questo articolo sono molte. Attraverso questa analisi desideriamo fare “il punto della situazione” in relazione alle ricadute sull’ambiente e sull’uomo dell’inquinamento luminoso e mettere in evidenza alcune carenze di natura socio-culturale legate proprio a questo tema.

Il primo valore percepito da sfatare è quello che vuole l’inquinamento luminoso come un problema che interessi solo astronomi, astrofili e “amanti del cielo”.  

Questa comune visione probabilmente è dettata da una divulgazione scorretta, non tanto dal punto di vista del linguaggio, quanto per la scelta dei canali di comunicazione adottati per raggiungere una platea che spesso non è massificata, ma di nicchia. In divulgazione, come in comunicazione e nel marketing, il concetto causa-effetto è diretto. Se ci troviamo di fronte ad un’idea errata da parte della popolazione su una questione scientifica (effetto), si deve tornare indietro nel processo divulgativo e cambiare qualcosa nei canali e nei protocolli di comunicazione. In altre parole bisogna lavorare sulla causa, cercando di comprendere i meccanismi in grado di trasformare un “fattore di nicchia” in un “fattore di massa”.

Nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicate le attività divulgative dedicate alla lotta all’inquinamento luminoso. Vengono organizzati convegni internazionali per affrontare questo problema e sono nate attività interessanti di azione “partecipativa”. Ma chi partecipa generalmente a queste attività? Come vengono promosse? Ai convegni continuano a partecipare esperti e scienziati, mentre gli abstract e i reportage di questi incontri e degli studi che rivelano realtà talvolta inquietanti – e di interesse pubblico – si continuano a trovare in ambiti specifici, su siti e riviste di settore. Sarebbe opportuno attivare azioni non solo di divulgazione ma di sensibilizzazione di massa attraverso la creazione di media partnership ad ampio spettro, utilizzando canali, fattori tecnici comunicativi e linguaggi che raggiungano l’opinione pubblica e la sensibilizzino al punto da creare un fattore di pressione sociale nei confronti di chi legifera.
Attraverso questo articolo quindi, desideriamo dichiarare che l’inquinamento luminoso è un problema serio e reale, con ricadute dirette e indirette sulla salute dell’uomo, degli animali e del pianeta. Un problema che riguarda tutta l’umanità

Inquinamento luminoso: definizione e descrizione del fenomeno
La foto pubblicata all’inizio di questo articolo è sicuramente intensa e di grande effetto. Rappresenta uno scorcio della Terra ripresa dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS - International Space Station - ndr) durante uno dei suoi 15,5 passaggi giornalieri sul lato non illuminato del pianeta. La presenza dell’uomo è evidente. Città e agglomerati urbani sono ben visibili e riconoscibili.
Per quanto possa essere affascinante, questa foto rappresenta perfettamente il fenomeno dell’inquinamento luminoso. Per comprenderlo dobbiamo fare un piccolo sforzo nel cambiare il punto di prospettiva di questa immagine. L’uomo infatti si è evoluto per vivere sulla Terra, guardare e interagire con il suo ambiente circostante, compreso il cielo. Solo pochi membri della razza umana hanno l’opportunità di vivere per un periodo attorno al pianeta e godere di questa visione. Molto del fascino di questa immagine è data dalla prospettiva inedita che ci regala e che noi non potremmo vedere in prima persona. La verità purtroppo è che la maggior parte della popolazione mondiale – praticamente tutta – si trova dentro quegli ammassi luminosi e da lì non riesce guardare il cielo e lo spazio. Quella luce artificiale che ci circonda non ci permette di godere, a nostra volta, di spettacoli naturali affascianti e a noi sconosciuti. Eppure sono lì. Ogni singolo giorno.

Definizione di Inquinamento luminoso: Secondo Pierantonio Cinzano (1), per inquinamento luminoso si intende qualunque alterazione della quantità naturale di luce presente di notte nell'ambiente esterno e dovuta ad immissione di luce di cui l'uomo abbia responsabilità.
Una delle prime cose che colpisce leggendo la definizione è l’utilizzo della parola “alterazione”, perché come in altre tipologie di inquinamento, fa ben comprendere il “peso” che l’essere umano imprime sull’ambiente che lo circonda.
La seconda riflessione è di natura deduttiva. Si evince infatti che non esiste il concetto di buio assoluto. Questo perché il cielo e gli astri che lo riempiono rappresentano una fonte di illuminazione, che risulta limitata ai nostri occhi a causa dell’illuminazione artificiale che ci circonda.
A questo si aggiunga un altro fattore negativo, secondo il quale l’inquinamento luminoso, rispetto ad altri tipi di inquinamento, ha la capacità di colpire aree in cui non vi è la presenza diretta dell’uomo.

La gravità del fenomeno, come spesso capita, è ben comprensibile attraverso alcune statistiche:
- La Via Lattea è invisibile ad un terzo dell’umanità. In questa statistica rientrano il sessanta per cento degli europei e l’ottanta per cento della popolazione nord americana.
- L’ottanta per cento della popolazione mondiale (di questa il 99% della popolazione statunitense ed europea), vive sotto un cielo inquinato da luci artificiali e con la preclusione alla vista del cosmo.

In questo contesto, la situazione dell’Italia si pone in modo drammatico al centro del problema, con statistiche impietose:
- L’Italia è tra i Paesi più industrializzati, quello che ha il triste primato dell’inquinamento luminoso.
- L’ottanta per cento della popolazione italiana non riesce a vedere la Via Lattea e un cielo stellato incontaminato.

Questa la fotografia che è emersa dal “The new world atlas of artificial night sky brightness(2), (Nuovo atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo notturno – ndr), pubblicato nel giugno del 2016 sulla prestigiosa rivista scientifica Science Advance.  L’atlante è frutto del lavoro di un team internazionale che vede la presenza  di ben 3 membri italiani: Fabio Falchi, Pierantonio Cinzano e Riccardo Furgoni.
Tutti e tre i ricercatori appartengono all’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (Light Pollution Science and Technology Institute - ndr) di Thiene in provincia di Vicenza.

Nell’immagine presentata di seguito, e facente parte dell’Atlante, si può evincere quanto la situazione in Europa, e soprattutto in Italia, possa essere definita  grave e drammatica.

(Immagine dell’Europa tratta da “The new  world atlas of artificial night sky brightness”, Science Advance,
10 june 2016, Vol 2, n° 6 – Copyright Science Advance e rispettivi titolari)

Ma come abbiamo indicato nella premessa non si tratta “solo di un fattore osservativo”. È giunto quindi il momento di porre delle domande alle quali provare a dare una risposta nei prossimi paragrafi.
- Quali sono gli effetti dell’inquinamento luminoso sull’essere umano?
- Quali sono gli effetti sulla flora, la fauna e l’ambiente?
- Quali sono gli effetti in termini di sicurezza?
- Quali sono le ricadute economiche del fenomeno?

La salute:
Il nostro corpo si è evoluto seguendo le necessità e l’esistenza dell’alternanza tra il giorno e la notte. Tra la luce e il buio. L’essere umano è soggetto a quello che si chiama ritmo circadiano.

Definizione di ritmo circadiano: Secondo l’enciclopedia Treccani (3) per ritmo circadiano, si intende il Ciclo che si compie all'incirca ogni 24 ore, con cui si ripetono regolarmente certi processi fisiologici.
I ritmi circadiani sono regolati da fattori interni (il cd. orologio biologico) ed esterni (per es. luce e temperatura). Nelle piante, sono esempi di r.c. i movimenti di apertura e chiusura degli stomi, così come l'apertura e la chiusura di certi fiori. Negli animali, seguono un r.c. il ciclo sonno-veglia e la produzione di alcuni ormoni (per es. la melatonina secreta dall'epifisi).

L’esposizione prolungata  del corpo umano alla luce artificiale modifica e altera i naturali ritmi circadiani. Questo problema è all’attenzione di molte prestigiose università e dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si è scoperta un’alterazione estremamente grave del nostro bioritmo nell’alternanza giorno/notte.
La ghiandola pineale infatti, ha il compito di produrre serotonina di giorno e melatonina di notte, mentre il nostro corpo non viene illuminato.
Per questa ragione, proprio l’OMS ha inserito l’inquinamento luminoso tra i fattori “probabilmente cancerogeni”. Questa indicazione è avvenuta dopo studi scientifici e statistici che hanno evidenziato una più alta insorgenza di tumori tra coloro che per motivi professionali operano di notte, quindi sotto illuminazione artificiale. Nelle donne si è osservata una più alta incidenza nel tumore al seno, mentre negli uomini è stato identificato come critico un probabile aumento del tumore alla prostata.

Inoltre, l’alterazione del ritmo circadiano ha ricadute negative sulla qualità del sonno con evidenti conseguenze dirette e indirette sulla qualità della vita e la salute.
Tra le principali patologie derivanti dai fattori di cui sopra troviamo: depressione, diabete, depressione del sistema immunitario e obesità.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, comunichiamo che gli studi, le analisi e tutte le pubblicazioni dedicate a questi fenomeni medici sono disponibili nei database di università, riviste scientifiche e dalla stessa OMS. Al contrario di quanto avvenuto talvolta in altri campi medici e scientifici, quello che colpisce è la coerenza e la conversione dei dati da parte di molti dei team internazionali coinvolti a livello globale in questo tipo di ricerche.
Volutamente, non forniamo link o indicazioni specifiche, proprio per lasciare libero il lettore di poter fare le proprie ricerche secondo le fonti che ritiene più opportune.

Ambiente: (flora e fauna)
Nella definizione dell’enciclopedia Treccani relativa al ritmo circadiano che abbiamo incontrato nel paragrafo relativo alla salute troviamo la seguente affermazione: “Nelle piante, sono esempi di r.c. i movimenti di apertura e chiusura degli stomi, così come l'apertura e la chiusura di certi fiori”.
Si evince quindi che anche la flora subisce in modo diretto gli effetti dell’inquinamento luminoso.
La salute della flora mondiale, purtroppo, si trova quasi sotto assedio.
Questo perché oltre all’inquinamento luminoso, che sottolineiamo ancora, interessa anche luoghi come le riserve naturali nei quali non c’è la presenza diretta dell’uomo, bisogna prendere in considerazione anche altre forme di inquinamento e il riscaldamento globale, con tutte le sue ricadute sui cicli stagionali che ormai sono irregolari. Le piante ci stanno insegnando che può “impazzire” anche chi non ha un cervello.

Anche gli animali stanno subendo gli effetti dell’inquinamento luminoso. Come gli uomini infatti, il ritmo circadiano interessa anche gli animali e regola tutte le attività del ciclo giorno/notte. Di conseguenza, si stanno alterando anche le funzioni bioritmiche e vitali di specie che non possono essere definite “domestiche”.
In relazione al mondo animale, dobbiamo prendere in considerazione un altro fattore molto importante che interessa le specie migratorie, e in particolar modo i volatili. Per gli uccelli che regolano i propri cicli vitali attraverso la migrazione in aree di temperatura congrue durante l’anno, le stelle rappresentano dei punti di riferimento. Delle vere e proprie “guide” da seguire per raggiungere il punto di sosta successivo. Un po’ come per noi l’utilizzo del navigatore durante i nostri viaggi.
L’inserimento di luci artificiali nell’ambiente tende a “confondere” i flussi migratori e gli animali che li compiono. Sono sempre più frequenti i casi di ritrovamento di animali deceduti in aree lontane da quelle  in cui dovrebbero trovarsi.

Sicurezza:
Questo è uno di quei temi in cui il valore percepito e la credenza popolare si allontanano maggiormente dalla realtà. L’assioma più comune è “più illuminazione = maggiore sicurezza”. Nulla di più lontano dalla realtà.
Avere una strada eccessivamente illuminata, crea una maggior difficoltà per l’occhio umano di scorgere pericoli nascosti negli anfratti dove la luce non può arrivare. Se una persona con cattive intenzioni nei confronti di un altro soggetto si nascondesse in un “cono d’ombra”, il malcapitato avrebbe maggiori difficoltà a scorgerla. Per comprendere meglio questo concetto si pensi a quando in una giornata assolata si entra con la propria auto all’interno di un tunnel non molto illuminato. Nei primi secondi, gli occupanti dell’auto cercano solo di tenere il giusto senso di marcia e hanno una capacità di visione limitata se non addirittura nulla.
La sicurezza quindi non è garantita dalla maggiore illuminazione, ma dalla migliore illuminazione.
Questo significa che deve essere costante e ben distribuita, e non deve creare una forte differenza tra le zone di luce e quelle d’ombra.
Ma ancor di più, osservando con maggiore attenzione si potrebbe comprendere quanto l’illuminazione abbia in realtà un potere abbastanza limitato nella prevenzione della microcriminalità.
Sarebbe opportuno domandarci quindi se abbia un potere deterrente maggiore una strada eccessivamente illuminata o una strada correttamente illuminata, in cui sono presenti telecamere attive e ben segnalate.

Situazione in Italia: fattori economici e politici:
Una delle tendenze nell’illuminazione pubblica in Italia vede il passaggio dalle vecchie lampadine al LED. Questa evoluzione viene comunicata come un fattore di notevole diminuzione della spesa pubblica unita ad un potenziale miglioramento dell’illuminazione e della sicurezza. Allo stato attuale dei fatti però non è così.
Il posizionamento di nuovi lampioni e/o, in alcuni casi, la modifica dei lampioni già in essere, rappresenta un forte investimento da parte degli enti pubblici interessati da questa operazione. In più si sarà notato, laddove sia stato già effettuato questo passaggio, che la luminosità è molto forte.
Il LED dal punto di vista gestionale ha dei vantaggi, soprattutto in ambito di manutenzione, con una vita media più lunga rispetto alle lampadine tradizionali. Tuttavia, l’utilizzo della tecnologia LED in modo così “spinto” tende ad abbattere il rapporto positivo tra costi/benefici.
Un altro fattore non a favore dell’attuale utilizzo riguarda la tecnologia LED stessa. I LED più efficienti infatti hanno una luce molto “fredda” con una forte componente blu (oltre i 6.000 K). Per migliorarne il confort visivo bisognerebbe andare su tonalità più calde, con una riduzione però in termini di efficienza. Come abbiamo visto nel paragrafo dedicato alla salute, questo tipo di approccio ha ricadute dirette e indirette. (4)
Dal punto di vista legislativo, la situazione è molto complessa. Come succede in altri ambiti in Italia, la paternità legislativa è affidata alle regioni. Di conseguenza, non è possibile legiferare a livello nazionale. Attualmente ci sono regioni che non hanno intrapreso nessun tipo di azione nei confronti di questo problema e altre che si stanno muovendo più attivamente. Oltre alle difficoltà dettate dalla non omogeneità dell’azione sul territorio, bisogna prendere in considerazione le azioni messe in atto dalle associazioni e dai gruppi di interesse dei produttori, che non auspicano un cambio immediato dal punto di vista legislativo, visto che verrebbero messi in dubbio molti contratti in essere con gli enti pubblici che stanno investendo nel passaggio al LED. Un potenziale danno economico di milioni di euro, che però, nei fatti, non sta abbattendo i costi delle bollette energetiche del Paese.
Oltre all’illuminazione pubblica, il fenomeno dell’inquinamento luminoso ha un altro grande alleato: l’illuminazione privata. Insegne, luci sui balconi lasciate accese e altre fonti luminose fanno lievitare i costi di gestione del sistema economico legato all’energia elettrica e contribuiscono agli effetti negativi che abbiamo già incontrato nel corso di questo articolo.
A tal proposito dobbiamo prendere in considerazione anche alcuni costi indiretti legati all’inquinamento luminoso. Tra queste, le ricadute sul sistema sanitario nazionale. Un aumento dell’incidenza di patologie crea malati che diventano pazienti, con costi che ricadono sul sistema sanitario  pubblico.
A questi si possono aggiungere anche i costi per la ricerca scientifica e astronomica. A causa dell’incidenza dell’inquinamento luminoso portano molti nostri astronomi, astrofisici e ricercatori a dover effettuare le loro ricerche all’estero, con un aumento dei costi notevoli rispetto alle ricerche autoctone.
E la lista dei costi indiretti potrebbe essere molto più lunga.

Il contatto con il cielo
Fin dalla sua apparizione sul pianeta, l’uomo ha sempre avuto un contatto diretto con il cielo. Dal punto di vista antropologico e sociale esiste un filo invisibile che collega l’essere umano al cosmo. Legame che è stato portato in diversi ambiti sociali. Dall’economia all’agricoltura, passando dalla ricerca scientifica fino a quelli culturali.
Intere economie fondate sull’agricoltura si basano sulle fasi lunari e le stagioni, mentre le più “evolute” che stanno tentando di utilizzare le fonti di energia rinnovabili si basano sull’alternanza giorno/notte e lo sfruttamento dell’energia che scaturisce dal sole.
Nell’aprile del 2016, durante un’intervista sull’inquinamento luminoso (5), l’astronomo Alberto Cora (Osservatorio Astrofisico INAF di Torino), ha raccontato un case history molto indicativo. Il 17 gennaio 1994 un terremoto colpì la città di Los Angeles negli Stati Uniti d’America. A causa del sisma, intere aree della città vennero isolate e rimasero al buio. I centralini della polizia, dei vigili del fuoco e del locale osservatorio vennero presi d’assalto perché molti videro nel cielo una strana (in alcuni casi spaventosa) luminescenza. Era la Via Lattea.
La maggior parte dei bambini e dei giovani adulti del mondo non ha mai visto la Via Lattea, la galassia della quale facciamo parte, il piccolo borgo al quale apparteniamo all’interno dell’universo.
Sempre nel corso della stessa intervista, Cora metteva in risalto anche un altro fattore sociale e antropologico di grande impatto.
Vedere il cielo aiuta a combattere la superstizione”. Questa è una cosa che emerge spesso durante le visite serali all’osservatorio del quale l’astronomo è addetto alle relazioni esterne. Gli amanti degli oroscopi e dell’astrologia infatti, non potendo vedere il cielo, hanno difficoltà a vedere che i parametri sui quali basano la loro pseudoscienza sono errati. Infatti è risaputo che  le costellazioni “zodiacali” siano 13 e non 12. In più, a causa della precessione, le costellazioni sono tutte sfalsate di circa 30 gradi. Semplificando, quando si cerca il proprio “segno zodiacale”, bisognerebbe prendere in considerazione quello precedente a quello indicato dagli almanacchi. Anche in questo caso, al di là della “amatorialità” il giro d’affari è enorme.

Conclusioni:
Come abbiamo osservato – e dimostrato – l’inquinamento luminoso è un grave problema. Come tutti i problemi deve essere risolto, anche se la soluzione, come spesso accade, è rappresentata da un insieme complesso di piccole e medie soluzioni che risiedono e devono essere operate in ambiti diversi, ma in modo coordinato.
Tuttavia ci sono interessi e una situazione legislativa magmatica e disomogenea che rendono la risoluzione del problema difficile e ancora lontana nel tempo.
Nel corso degli anni sono aumentate le attività divulgative e tecniche in grado di coinvolgere i non addetti ai lavori. Tra queste quella della “BuioMetria Partecipativa” (6) che consigliamo di cercare.
Dal punto di vista strategico, c’è la necessità di cambiare il paradigma comunicativo e tecnico.
Nel 2009 a causa di una “pandemia”chiamata H1N1 è stata creata una forte pressione mediatica, che a sua volta ha creato una forte pressione sociale in grado di “obbligare” molti Paesi ad acquistare i vaccini. Vaccini che poi non sono stati utilizzati, durante e dopo una pandemia che ha avuto un numero di decessi inferiori rispetto a molte altre influenze.
La società rappresenta “volumi”, che possono essere quantificati e soprattutto possono sviluppare il loro diritto di opinione sotto diverse forme democratiche. Risulta quindi opportuno, dal punto di vista strategico attuare un nuovo modello di divulgazione scientifica massificata, anche privato se necessario.
Quel che è certo, al di là dell’entità del problema, sono le ricadute e gli effetti che è ormai dimostrato l’inquinamento luminoso abbia negli ambiti che abbiamo individuato in questo articolo.

Emmanuele Macaluso (7)

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Nota: La posizione di TheCOSMOBSERVER circa l’inquinamento luminoso
TheCOSMOBSERVER si rende disponibile a valutare progetti di divulgazione e comunicazione on e off line al fine di poter dare il proprio contributo nel miglioramento dell’attuale situazione dell’inquinamento luminoso in Italia e all’estero.


Note biografiche:
> (1) Pierantonio Cinzano è membro dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (Light Pollution Science and Technology Institute) di Thiene, Italy. E’ uno dei firmatari del “The new  world atlas of artificial night sky brightness” del 2016
> (2) Falchi F., Cinzano P., Duriscoe D., Kyba C. M. C., Elvidge C. D., Baugh K., Portnov B. A., Rybnikova N. A., Furgoni R., “The new  world atlas of artificial night sky brightness”, Science Advance, 10 june 2016, Vol 2, n° 6, e 1600377, DOI 10.1126, sciadv.1600377, http://advances.sciencemag.org/content/2/6/e1600377
> (4) M. Nathaniel Mead, “Benefits of Sunlight: A bright Spot for Human Healt”, Enviromental Health Perspectives vol. 114, n° 4 aprile 2008
> (5) Macaluso E., “Personaggi e personalità: Intervista ad Alberto Cora sull’inquinamento luminoso”, TheCOSMOBSERVER, 7 aprile 2016, https://thecosmobserver.blogspot.it/2016/04/personaggi-e-personalita-intervista-ad.html
> (6) Giacomelli A., “Misuriamo il buio del cielo con la BuioMetria partecipativa”, Nuovo Orione n° 300 pag. 26, maggio 2017, Gruppo B Editore
> (7) Short bio disponibile qui: http://thecosmobserver.blogspot.it/p/chi-siamo.html

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